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Due articoli del Corriere della Sera del 8/3/19 e del 9/3/19

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IL DEGRADO

Termini: droga, sporcizia e bancarelle Roma accoglie così i viaggiatori

Viaggio fra sacchi della spazzatura e odori nauseabondi. Il sottopasso che unisce via Giolitti e via Marsala è il simbolo dell’abbandono della zona: dormitorio e discarica

di Claudio Rinaldi

 

 

Quando si arriva alla stazione Termini con lo scooter, il primo ostacolo da superare è il parcheggio. E il problema non è la mancanza di posti. Alle 12 di ieri, nei pressi dell’ingresso principale di via Giolitti, i motorini in fila sono tanti, ma ciò che rende difficile la sosta è la presenza di grandi sacchi di spazzatura proprio lì dove invece bisognerebbe parcheggiare. E allora non resta che cercare un «buco» più avanti. In piazza dei Cinquecento, vicino alla partenza dei bus turistici, lo spazio è libero e a prima vista tutto sembra pulito. L’impatto, una volta parcheggiato lo scooter, è però un altro. L’odore nauseabondo di urina è insopportabile, una costante che girando attorno alla stazione più grande d’Italia, si ripropone a intervalli regolari: sotto i porticati all’incrocio con via Cavour, all’ingresso della metropolitana così come vicino ai cancelli della ferrovia Roma Giardinetti direzione Centocelle.

 

Le esalazioni poi si moltiplicano nel sottopasso Turbigo: la galleria che da via Giolitti porta a via Marsala rappresenta il simbolo dell’abbandono. Di notte dormitorio, tra le due carreggiate durante il giorno il tunnel diventa discarica di materassi, bottiglie di vetro, pantaloni, giacche e persino secchi pieni di escrementi. Non certo un bello spettacolo per i turisti che con il trolley attraversano il sottopasso per andare da un lato all’altro della stazione. Nonostante il viavai di auto e di persone, alcuni senzatetto continuano a dormire all’interno delle loro casette di cartone, come se nulla fosse. Riposa indisturbato anche un uomo disteso sulla panchina al capolinea del tram 5 e una donna a pochi passi dalla fila per i taxi. Una montagna di coperte e di vestiti apparentemente abbandonata spicca in via Magenta. «Capita tutti i giorni», spiega un residente. «I migranti lasciano qui le loro cose e poi, quando si fa sera, tornano a riprenderle per andare a dormire in via Marsala».

 

Continuando il giro, il tanfo di urina si alterna con i sapori orientali dei ristoranti che vendono kebab. Ma ciò che a ora di pranzo più sorprende, è il fast food allestito da due peruviani all’ingresso della fermata metro al centro di piazza dei Cinquecento. Borse frigo, termos per le bevande, sgabelli e tavoli portatili, un menu ricco: un arroz con mariscos (riso con frutti di mare) in una vaschetta di alluminio costa tre euro. «Molti preferiscono venire qui perché si risparmia - racconta l’ideatore -, nessuno ci hai mai detto di spostarci. In fondo non facciamo nulla di male». Stessa giustificazione per le bancarelle in via Gioberti, dove sembra di stare in un vero e proprio outlet a cielo aperto. Dalle cover per i telefonini agli anelli a forma di teschio, passando per le Stan Smith tarocche a soli quindici euro, si trova davvero di tutto.

 

Fin qui il racconto di una stazione dove immondizia e mancanza di regole regnano incontrastati. Ma passeggiando per via Guglielmo Pepe, nel piazzale dove si trova il Teatro Ambra Jovinelli, la situazione cambia. Due uomini seduti si bucano su una panchina, non curanti del passaggio di decine persone. Un fatto normale viste le numerose siringhe che si intravedono tra le erbacce. Solo quando si accorgono di essere osservati, decidono di smettere. La loro reazione però assomiglia a quella dei peruviani che hanno allestito un fast food all’ingresso della metro e a quella degli ambulanti: non facciamo nulla di male.

 

8 marzo 2019 | 07:23

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L’INTERVISTA

Decoro a Termini, il prefetto accusa: da mesi nessuna notizia dal Comune

 

Basilone: «Sicurezza ok, ma il degrado dilaga». Via Marsala, la cancellata ancora non c’è. «Abbiamo organizzato diverse riunioni in tutti questi mesi, poi a un certo punto ho deciso di non farle più, ma siamo sempre disponibili a qualsiasi soluzione»

di Rinaldo Frignani

 

Il prefetto Paola Basilone con la sindaca Virginia Raggi

Per qualche mese ci ha provato. Come accaduto per altri temi cruciali della Capitale (dagli sgomberi dei palazzi occupati, all’emergenza rifiuti, alla gestione dei campi nomadi), ha tentato di conciliare esigenze diverse e risolvere problemi non solo burocratici. Poi però si è arresa, o almeno è rimasta ed è ancora in attesa che qualcuno si decida a prendere l’iniziativa e cominci davvero la guerra al degrado fuori dalla stazione Termini. «Perché, è bene sottolinearlo, dal punto di vista della sicurezza ce ne siamo occupati e non è a rischio. Il resto purtroppo non dipende da noi», spiega al Corriere il prefetto Paola Basilone, in carica dal 17 maggio di due anni fa.

 

Rifiuti ovunque, gente che si droga sulle panchine, clochard e degrado. Di chi è la colpa?

 «Quella del decoro attorno alla stazione Termini è una problematica che sfugge alla nostra competenza. Abbiamo organizzato diverse riunioni in tutti questi mesi, poi a un certo punto ho deciso di non farle più. Le misure per la sicurezza ci sono, al decoro di via Marsala ci devono pensare Comune, Soprintendenza e Ferrovie. Si dovevano mettere d’accordo, trovare un punto d’unione, si era parlato di una cancellata che avrebbe dovuto chiudere la zona per impedire che rimanesse un ricovero per sbandati, ma a tutt’oggi non è successo niente».

 

A Termini un brutto benvenuto per migliaia di turisti ogni giorno.

«Concordo pienamente, ma penso di aver fatto tutto il possibile. Abbiamo messo a disposizione delle parti coinvolte un tavolo di mediazione rimasto sempre aperto. Il Comune ha preso parte alle riunioni con l’assessore Montuori (Luca, responsabile dell’Urbanistica, ndr). Ripeto, per quanto riguarda Termini sotto il profilo della sicurezza, abbiamo adottato ed è tuttora in vigore il piano antiterrorismo. Non ci sono stati problemi. Sul fronte decoro invece ciò non è accaduto. Abbiamo dato la nostra disponibilità - sottolinea il prefetto - ma siamo fermi a quanto discusso 7-8 mesi fa. Abbiamo chiesto di farci sapere gli sviluppi della discussione sull’area esterna alla stazione, ma fino a oggi non abbiamo ricevuto notizie».

 

Nemmeno dalle Ferrovie?

 «No, c’è da dire però che nonostante il progetto della cancellata sia loro, in realtà all’interno della stazione agiscono diverse figure, ci sono varie articolazioni e competenze. Da parte nostra c’è sempre stata la massima disponibilità ad affrontare la questione, ma non sappiamo a che punto siano arrivati».

 

Daspo urbano, una delle nuove armi anti-degrado in mano alle forze dell’ordine. Serve davvero?

 «Per quanto riguarda le stazioni ferroviarie si tratta di una misura che adesso è prevista dalla legge. E quindi anche attorno a Termini ne vengono comminati parecchi. Più in generale però andrebbe migliorata l’area esterna della stazione. Noi ci siamo occupati della parte sicurezza, spostando anche i capolinea dei bus e prendendo altre iniziative. Insomma, quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto. Per il resto, come sempre, siamo disponibili in ogni momento a discutere qualsiasi iniziativa possa portare a un miglioramento della situazione. Ma è un problema di competenze, rimaniamo in attesa».

 

 

 

Come quelle del Comune: secondo lei, sta facendo tutto il possibile?

 «Non lo so, ricordo che c’erano valutazioni in corso su un progetto per ridisegnare la parte di piazza dei Cinquecento davanti alla stazione. Ricordo che da risolvere c’era il problema dei pullman in sosta, ma come per il resto non so a che punto siano arrivati».

 

9 marzo 2019 | 07:15

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MESSAGGIO DI COMMENTO AGLI ARTICOLI

Gentilissimo Paolo Conti
 
avendo oggi letto gli articoli  sul corriere di Roma, sono rimasto molto dispiaciuto di questo ripetuto modo di affrontare (non essendo la prima volta) l'annoso problema della zona della stazione centrale di Roma, situazione che per la cronaca  si perpetua da più di 30 anni.
Nonostante il bellissimo restauro interno della stazione, che fa piacere a tutti ed è molto bello, l'esterno rimane il grande problema da sempre, cosa che dipende dall'amministrazione comunale e non dalle ferrovie.
 
Questa situazione di abbandono annoso in certi periodi si acuisce, soprattutto in seguito ai ripetuti sgomberi di ripari di fortuna che sono sparsi per la città, soluzione frettolosa che non fa altro che spostare il problema e non risolverlo.
La soluzione sta nel prendersi cura della città intera, di tutti i suoi luoghi e di tutti i suoi abitanti. 
 
Pertanto una simile campagna  appare alquanto stonata con la storia di questa grande testata, che si "arricchisce" dell'invito al ministro dell'interno a fare una passeggiata "risolutiva" come nei "migliori" regimi.
  
Ma abbiamo ancora bisogno di regime oggi ?
O abbiamo bisogno di una società democratica e responsabile, la quale non discende dal cielo o da uomini "pseudo-forti", ma dalla responsabilità di tutti i suoi abitanti.
Esempio lo sono i tanti volontari che anche a Roma si impegnano in prima persona per l'ambiente e per le persone fragili e abbandonate. 
 
Comunque la ringrazio della sua attenzione e ancora di più se il corriere riflettesse su questa strategia editoriale, non più sbrigativa e risolutiva ma per un giornalismo impegnato e responsabile.
 
cordiali saluti 
Tonino Sammarone- Roma

 

 

 

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